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Turandot rafforza lo scambio culturale tra Cina e Italia
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| Il cast e la troupe dell'opera Turandot salutano il pubblico dopo lo spettacolo al Gran Teatro di Chongqing nel sud-ovest della Cina. (10 gennaio 2026 - Xinhua) |
La sera di sabato 10 gennaio, la sala principale del Gran Teatro di Chongqing, nel sud-ovest della Cina, era gremita. Sulle note di una melodia familiare, un tenore ha interpretato una delle arie più celebri di Giacomo Puccini, "Nessun dorma", ricevendo un lungo applauso dal pubblico al termine dell'esecuzione.
Dal 10 all'11 gennaio, la classica opera italiana Turandot, prodotta dal Festival Puccini, è andata in scena per due repliche al Gran Teatro di Chongqing. Dall'inizio del nuovo anno, l'opera, di origine italiana ma ambientata in Cina, ha toccato diverse città cinesi, tra cui Xiamen, Wuhan e Chongqing, proseguendo una lunga tradizione di scambio culturale tra Cina e Italia.
Presentata per la prima volta nel 1926, Turandot è rimasta un pilastro del repertorio operistico mondiale. Unendo le grandi tradizioni dell'opera occidentale con la sua personale interpretazione dell'Oriente, Puccini ha creato un'opera che continua a ispirare nuove interpretazioni in diversi contesti culturali, assicurandone la presenza duratura sui palcoscenici di tutto il mondo.
Uno degli elementi più distintivi di Turandot è l'uso ricorrente del canto popolare cinese "Fiore di gelsomino". Durante la tournée cinese di quest'anno, il brano è diventato ancora più speciale grazie alla partecipazione di bambini locali che si sono uniti agli artisti italiani sul palco, trasformando la melodia familiare in una vivace celebrazione dello scambio culturale.
A Chongqing, 41 bambini locali hanno formato un coro per esibirsi al fianco degli artisti italiani. Una delle coriste ha raccontato all'agenzia Xinhua di aver cantato in precedenza il brano "Fiore di gelsomino" solo in cinese, ma per questa produzione gli insegnanti italiani le hanno insegnato a eseguirlo in italiano. "Cantare la stessa canzone in una lingua diversa è stata un'esperienza davvero speciale", ha affermato.
Il direttore d'orchestra Stefano Vignati ha dichiarato che la stretta collaborazione con i ballerini, le comparse e i tecnici di scena cinesi è stata uno degli aspetti più gratificanti della produzione. "Tutti hanno lavorato insieme sullo stesso palcoscenico per la stessa opera", ha detto. "Questo è il fascino più autentico dell'opera lirica".
"Da oltre un secolo, Turandot viene continuamente reinterpretata", ha affermato il direttore. "Eppure i suoi temi di amore, scelta e redenzione rimangono universalmente comprensibili in tutte le culture".
Anche la città di Chongqing ha lasciato una forte impressione sul cast e sulla troupe italiani. Luca Bruno, che interpretava Ping, si è detto colpito dal paesaggio urbano a più livelli della città, notando che le sue montagne e i suoi fiumi gli ricordavano la sua città natale, Cosenza.
Andrea Tanzillo, che interpretava Pang, si è detto affascinato da come Chongqing mescoli tradizione e modernità, con architetture in stile antico, edifici contemporanei e vita urbana che convivono in armonia in tutta la città.
Dopo lo spettacolo, molti spettatori sono stati attratti da una mostra allestita fuori dal teatro, che presentava oltre 20 opere d'arte create da studenti delle scuole medie di Chongqing, ognuna delle quali illustrava la loro personale visione della Principessa Turandot.
Zheng Yayun, una studentessa locale, ha incorporato elementi dei costumi tradizionali dell'Opera di Beijing nel suo disegno dell'abito di Turandot. "La Principessa Turandot è forte e resiliente", ha affermato. "La sua capacità di crescere e trasformarsi attraverso l'amore e la fiducia è qualcosa che ammiro profondamente."
Negli ultimi anni, gli scambi tra Italia e Cina nel campo delle arti performative si sono ulteriormente intensificati, estendendosi dalle produzioni teatrali all'istruzione e al coinvolgimento dei giovani. Per molti artisti italiani, la Cina è diventata non solo una destinazione importante per le esibizioni, ma anche uno spazio vivace per la condivisione, la reinterpretazione e la trasmissione delle tradizioni operistiche.
Commentando il tour in Cina, la sua quinta visita nel Paese, Vignati ha dichiarato: "Spero di tornare presto per far conoscere l'opera italiana a un numero ancora maggiore di giovani artisti cinesi. Credo che questa collaborazione continuerà a dare i suoi frutti negli anni a venire."
people.cn © People's Daily Online




