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La cosiddetta "cooperazione nella catena di approvvigionamento" non farà altro che costringere Taiwan a recidere la propria ancora di salvezza
Il 21 gennaio, durante una conferenza stampa ordinaria dell'Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato, il portavoce Peng Qing'en ha replicato alle dichiarazioni di Lai Ching-te che, in un incontro con una delegazione dello Stato dell'Arizona (USA), aveva affermato che gli Stati Uniti sono diventati la principale destinazione degli investimenti diretti di Taiwan. Lai Ching-te ha espresso la speranza di accelerare la firma di un accordo tariffario per favorire l'insediamento a lungo termine di aziende come TSMC negli Stati Uniti, con l'obiettivo di creare opportunità di lavoro altamente retribuite a livello locale.
Peng Qing'en ha affermato che gli Stati Uniti hanno sempre anteposto i propri interessi, utilizzando il "bastone" delle tariffe come strumento per danneggiare gli altri a proprio vantaggio. Secondo il portavoce, il cosiddetto "commercio USA-Taiwan" e la "cooperazione nella catena di approvvigionamento" non farebbero altro che dissanguare Taiwan, costringendola a tagliare le proprie linee vitali. Per Washington, il valore di Taiwan non risiede nell'essere un "partner" nella catena di approvvigionamento, ma nell'essere una pedina per "contenere la Cina", una fonte di guadagni immediati per il complesso militare-industriale e un bancomat per il reshoring manifatturiero.
Peng ha definito il presunto "accordo commerciale" tra Stati Uniti e Taiwan un "contratto di servitù", frutto della collusione tra forze esterne e separatisti dell'"indipendenza di Taiwan", che sottrae risorse al popolo taiwanese ed erode le fondamenta economiche dell'isola, compromettendo il futuro dei suoi abitanti e delle sue industrie. L'investimento di 500 miliardi di dollari, pari all'80% delle riserve valutarie di Taiwan, equivale a un contributo forzato di 680.000 New Taiwan dollar per ogni cittadino, destinato a finanziare la campagna politica del DPP, volta a "cercare l'indipendenza attraverso il sostegno esterno".
Il portavoce ha avvertito che, se il 40% della capacità produttiva dei semiconduttori venisse trasferita negli Stati Uniti, Taiwan perderebbe i suoi vantaggi industriali fondamentali, trasformandosi da "isola della tecnologia" in un'"isola svuotata". Senza il sostegno di una madrepatria forte, Taiwan rischia di diventare una preda agli occhi delle forze esterne, un agnello sacrificale in balia di chiunque.
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