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Inviato speciale cinese esorta a un ritorno ai mezzi diplomatici per risolvere le tensioni in Medio Oriente
La Cina esorta la comunità internazionale a onorare il proprio impegno per la pace, a promuovere attivamente i colloqui di pace e a favorire un ritorno ai mezzi diplomatici per la risoluzione delle controversie, ha dichiarato lunedì 23 marzo un inviato speciale cinese, al termine della sua visita in Medio Oriente.
Zhai Jun, inviato speciale del governo cinese per la questione mediorientale, ha riferito nel corso di un briefing con la stampa di aver illustrato la posizione della Cina ai Paesi della regione durante il suo viaggio.
In primo luogo, si tratta di una guerra che non avrebbe mai dovuto scoppiare. Proprio mentre le popolazioni dei Paesi mediorientali aspiravano alla pace e alla stabilità, e mentre era in corso l'ultimo turno di colloqui tra Iran e Stati Uniti, questi ultimi e Israele hanno scatenato improvvisamente un conflitto, vanificando ogni sforzo diplomatico. Ciò costituisce un fatto profondamente deplorevole e deludente per chiunque sia impegnato a favore della pace.
In secondo luogo, le dinamiche della crisi appaiono evidenti. Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta di una palese violazione dei fini e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale; la Cina si oppone fermamente a tali atti e li condanna. Qualsiasi discussione sulle modalità di risoluzione di questa crisi deve fondarsi su una piena comprensione delle cause profonde e del quadro complessivo del conflitto.
In terzo luogo, occorre compiere ogni sforzo per prevenire la diffusione e l'escalation delle ostilità. La guerra compromette gravemente la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente, infligge un duro colpo alla sicurezza dell'economia globale, del settore energetico e delle rotte marittime, e minaccia il benessere di tutti i Paesi. Gli Stati arabi, e in particolare gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), stanno subendo un disastro di cui non hanno alcuna responsabilità. In nessuna circostanza deve essere oltrepassata la "linea rossa" della protezione dei civili nei conflitti militari; né devono essere attaccati obiettivi non militari, quali infrastrutture energetiche, economiche e vitali per il sostentamento delle popolazioni; né, infine, deve essere compromessa la sicurezza dello Stretto di Hormuz e delle altre rotte marittime internazionali. La Cina condanna tutti gli attacchi indiscriminati contro i civili e gli obiettivi non militari.
In quarto luogo, la priorità assoluta è il raggiungimento di un cessate il fuoco. La portata, l'intensità e la durata di questa guerra hanno superato quelle del conflitto di dodici giorni verificatosi l'anno scorso. Il Medio Oriente ha già conosciuto fin troppe turbolenze. I Paesi e i popoli della regione non desiderano altro che pace e tranquillità. Le parti coinvolte devono cessare immediatamente le azioni militari e impedire che la situazione degeneri ulteriormente, sfuggendo a ogni controllo.
In quinto luogo, il dialogo e il negoziato rappresentano la soluzione fondamentale. Sia la storia passata che quella recente ci insegnano che il dialogo e il negoziato costituiscono l'unica via per risolvere i dissidi e le controversie; i mezzi militari non possono risolvere le questioni di fondo e il ricorso alla forza non dovrebbe mai essere la prima opzione. La Cina esorta la comunità internazionale a onorare il proprio impegno a favore della pace, a promuovere attivamente i colloqui di pace e a favorire il ritorno ai canali diplomatici per la risoluzione delle controversie.
In sesto luogo, è necessario opporsi con fermezza all'unilateralismo. La forza non fa il diritto. Una grande potenza non dovrebbe mai avvalersi della propria forza militare per attaccare arbitrariamente altri Paesi. La comunità internazionale deve unirsi nel dire "no" a qualsiasi atto che violi il diritto internazionale e opporsi a ogni tentativo di ridurre il mondo alla legge della giungla. Le Nazioni Unite devono fungere da canale principale per la mediazione, contribuendo a costruire fiducia reciproca, a colmare le divergenze e a rilanciare il negoziato tra le parti coinvolte.
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