- Scopri di più
Conflitto in Medio Oriente e guerra tra Russia-Ucraina -- Le nazioni europee affrontano l'aumento dei prezzi dell'energia
La persistenza delle tensioni in Medio Oriente sta determinando un continuo rialzo dei prezzi globali dell'energia. Una delle più grandi regioni al mondo importatrici nette di energia, l'Europa ha assistito a un rapido incremento dei costi energetici. I dati più recenti rivelano che i prezzi dei futures sul gas naturale olandese (TTF) sono saliti da 25-30 euro per megawattora prima dello scoppio delle ostilità in Medio Oriente, a 50-60 euro. I prezzi internazionali del petrolio si sono brevemente avvicinati alla soglia dei 100 dollari al barile, registrando un aumento dall'inizio dell'anno compreso tra il 50% e il 60%. Anche le aspettative del mercato si sono gradualmente modificate, passando dalla prospettiva iniziale di un "conflitto di breve termine" a quella di una "tensione di medio termine".
L'attuale fase del conflitto in Medio Oriente, aggravata dall'ancora irrisolta guerra tra Russia e Ucraina, sta facendo lievitare i costi energetici in tutta Europa.
Secondo le statistiche dell'emittente radiofonica economica francese BFM, il prezzo medio del gasolio in Francia è aumentato di oltre il 20% rispetto ai livelli precedenti lo scoppio del conflitto mediorientale, mentre i prezzi della benzina sono saliti di oltre l'11%. Questo impennata dei prezzi dell'energia sta avendo un impatto marcato su numerosi settori. Il settore della pesca, ad esempio, è stato colpito in modo particolarmente duro; poiché il carburante rappresenta una quota sostanziale dei costi operativi in mare, l'aumento dei prezzi del petrolio ha comportato un significativo calo dei guadagni per molti pescherecci, creando una situazione in cui prendere il largo significa subire una perdita. I rappresentanti dell'Unione francese degli armatori di pescherecci hanno avvertito che la flotta peschereccia nazionale potrebbe trovarsi di fronte a un "arresto diffuso delle attività", causato direttamente dalla brusca escalation dei prezzi del gasolio.
L'impennata dei prezzi dell'energia continua a esercitare una pressione significativa sulle industrie europee ad alta intensità energetica, ponendo distinti rischi al ribasso per le prospettive economiche. Le stime di Goldman Sachs indicano che, qualora i prezzi del petrolio dovessero subire un aumento sostenuto del 10%, l'economia dell'Eurozona si contrarrebbe di circa 0,2 punti percentuali, mentre il calo nell'Europa centrale e orientale potrebbe raggiungere gli 0,4 punti percentuali; contestualmente, l'inflazione nell'Eurozona aumenterebbe di circa 0,3 punti percentuali. Secondo gli ultimi dati di S&P Global, l'Indice PMI Composito dell'Eurozona è sceso a 50,5 a marzo, registrando un calo significativo rispetto al 51,9 rilevato il mese precedente.
Le recenti previsioni diffuse dall'Ifo Institute for Economic Research tedesco suggeriscono che, in uno scenario caratterizzato da una de-escalation del conflitto, si prevede una crescita dell'economia tedesca dello 0,8% nel 2026 e dell'1,2% nel 2027: cifre che rappresentano un calo di circa 0,2 punti percentuali rispetto a uno scenario di riferimento privo di shock esterni. In uno scenario che preveda invece un'escalation del conflitto, si stima che tali tassi di crescita scenderebbero rispettivamente allo 0,6% e allo 0,8%, segnalando un marcato rallentamento della ripresa economica.
Contemporaneamente, l'indice PMI Composito preliminare del Regno Unito per il mese di marzo si è attestato a 51,0, in calo rispetto al 53,7 di febbraio, segnando il livello più basso degli ultimi sei mesi.
In risposta a tali shock, a livello UE sono in corso discussioni riguardanti l'adeguamento delle normative sullo stoccaggio del gas naturale; i Paesi europei stanno attuando diverse misure per far fronte all'impennata dei prezzi dell'energia, sebbene l'effettiva efficacia di tali politiche resti ancora da verificare. L'Istituto per lo Sviluppo Sostenibile e le Relazioni Internazionali (IDDRI) osserva che l'attuale conflitto in Medio Oriente ha nuovamente messo in luce la dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili importati, configurandosi come una chiara manifestazione della sua vulnerabilità economica. Alcuni Paesi hanno richiesto un indebolimento dei mercati del carbonio o un rinvio dell'attuazione delle politiche climatiche, ma tale linea di ragionamento risulta fallace. La questione non risiede nel fatto che la transizione energetica stia procedendo con eccessiva rapidità, bensì nella sua persistente insufficienza. In una prospettiva di lungo periodo, i Paesi europei necessitano urgentemente di accelerare la trasformazione del proprio mix energetico e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. In un contesto caratterizzato da un'accresciuta incertezza geopolitica, l'accelerazione dell'elettrificazione e della decarbonizzazione industriale, unitamente alla riduzione della dipendenza dal gas naturale, costituiscono il percorso fondamentale per conseguire la sicurezza energetica, accrescere la competitività economica e rafforzare l'autonomia strategica.
people.cn © People's Daily Online



