Domande e Risposte sull'Economia Cinese 2 | Il grande successo globale delle "tre nuove categorie" è davvero "dumping"?

(Quotidiano del Popolo Online)martedì 31 marzo 2026
Domande e Risposte sull'Economia Cinese 2 | Il grande successo globale delle
Illustrazioni di Tang Tengfei/Global Times

Nota della Redazione:

Attualmente, l'economia cinese sta procedendo con passo fermo lungo il percorso di uno sviluppo di alta qualità, sebbene il contesto interno e internazionale si stia facendo sempre più complesso. Alcuni media occidentali, a causa di incomprensioni o pregiudizi, hanno ripetutamente messo in discussione o addirittura travisato lo sviluppo economico della Cina. Di conseguenza, il Global Times ha inaugurato la rubrica "Domande e Risposte sull'Economia Cinese", dedicata alla pubblicazione di articoli d'opinione volti a presentare i fatti e a fare chiarezza sulle percezioni.

Negli ultimi anni, alcuni politici e media statunitensi ed europei hanno costruito una nuova narrazione piuttosto fuorviante, facendo leva sul termine economico "sovraccapacità"; essi sostengono che i prodotti cinesi, rappresentati dalle cosiddette "tre nuove categorie", ovvero veicoli elettrici, pannelli solari e batterie agli ioni di litio, configurino casi di "dumping" e siano destinati a "perturbare le filiere di approvvigionamento globali e l'ordine del mercato". In risposta a tale narrazione, si rende necessaria una precisazione: che cosa si intende esattamente per concorrenza leale e che cosa, invece, per dumping?

La Cina ha da tempo eliminato i cosiddetti sussidi all'esportazione per i prodotti legati all'energia verde come quelli delle "tre nuove categorie" mentre i restanti rimborsi fiscali sulle esportazioni sono in fase di progressiva riduzione o eliminazione. I rimborsi fiscali sulle esportazioni costituiscono una politica a neutralità fiscale, adottata universalmente in tutto il mondo. Il loro scopo è restituire le imposte versate durante le fasi di produzione interna e distribuzione delle merci, al fine di evitare che i prodotti destinati all'esportazione subiscano una doppia tassazione. Si tratta di una prassi commerciale internazionale, pienamente conforme alle norme dell'OMC e adottata, senza eccezioni, da tutti i Paesi sviluppati, inclusi gli Stati Uniti, il Giappone e le nazioni europee. La Cina ha intrapreso un'azione proattiva volta a inasprire i criteri e a eliminare gradualmente anche questi rimborsi fiscali sulle esportazioni, pur essendo essi pienamente legittimi.

La Cina ha già attuato, in precedenza, diverse e significative riduzioni delle proprie politiche di rimborso fiscale sulle esportazioni. In base alle più recenti disposizioni, a partire dal 1° aprile 2026, i rimborsi dell'IVA sulle esportazioni di prodotti fotovoltaici saranno ridotti dal 9% allo 0%; contestualmente, l'aliquota di rimborso dell'IVA per le esportazioni di batterie scenderà dal 9% al 6%, con il chiaro impegno a giungere a una totale eliminazione entro il 2027. La Cina ha ceduto proattivamente quote di mercato; ciononostante, le "tre nuove categorie" continuano a registrare tassi di crescita elevatissimi, a conferma della genuinità della loro competitività. Qualora vi fosse una reale dipendenza dai sussidi, un'eliminazione dei rimborsi su scala così vasta renderebbe impossibile per le imprese mantenere la propria competitività sui mercati esteri. Ciò dimostra inequivocabilmente che le "tre nuove categorie" cinesi si affermano a livello globale senza fare affidamento su sussidi di natura fiscale.

Analizzando più a fondo i prezzi di mercato dei prodotti in questione, l'accusa di "dumping" appare ancor meno sostenibile. I prodotti cinesi legati all'energia verde non vengono affatto venduti a prezzi stracciati all'estero; al contrario, i prezzi finali sui mercati esteri risultano generalmente superiori rispetto a quelli praticati sul mercato interno. Si considerino, a titolo esemplificativo, i veicoli a nuova energia. I prezzi sui mercati esteri sono approssimativamente il doppio rispetto ai loro equivalenti nazionali. Lo stesso vale per i prodotti fotovoltaici e le batterie, per i quali i prezzi dei beni esportati in Europa, negli Stati Uniti e nel Sud-est asiatico risultano superiori a quelli praticati sul mercato cinese. Ciò dimostra che la competitività fondamentale dei prodotti cinesi per l'energia verde non risiede nei "prezzi bassi", bensì nell'elevato rapporto costo-efficacia e nell'innovazione tecnologica, confermando la domanda per tali prodotti sui mercati esteri.

Secondo la logica di alcune opinioni occidentali: poiché vendete di più e a prezzi inferiori rispetto ai nostri prodotti, dovete necessariamente star praticando dumping. Questa logica ignora il principio più fondamentale dell'economia: il vantaggio comparato. Terry Woychowski, presidente di Caresoft Global, azienda americana specializzata nell'analisi comparativa (benchmarking) del settore automobilistico, ha osservato che, rispetto agli altri concorrenti, le case automobilistiche cinesi godono di un vantaggio in termini di costi compreso tra il 30% e il 40%, attribuibile al loro elevato grado di integrazione verticale; si pensi, ad esempio, alla capacità di produrre internamente la maggior parte dei componenti. Inoltre, l'utilizzo di componenti comuni su molteplici modelli da parte delle case automobilistiche cinesi riduce significativamente i costi di produzione.

È innegabile che lo sviluppo iniziale delle industrie cinesi nel settore dell'energia verde sia stato indissociabile dall'orientamento e dal sostegno forniti dalla politica industriale nazionale. Tuttavia, sono la pianificazione lungimirante, l'impegno a lungo termine e una promozione stabile, costante e sistematica a rivelarsi davvero determinanti per l'ascesa di un settore industriale. Ripensando alla traiettoria di sviluppo dell'industria verde, il posizionamento strategico della Cina è giunto con un anticipo ben maggiore di quanto il resto del mondo potesse immaginare. Facendo leva sul suo sistema manifatturiero completo e senza eguali a livello globale, la Cina ha elaborato un modello distintivo di promozione industriale: lo Stato definisce la strategia di alto livello (top-level design), fissando gli obiettivi a lungo termine per la transizione ecologica e l'affermazione come potenza manifatturiera; le amministrazioni locali potenziano i sistemi di supporto alla filiera industriale, favoriscono la creazione di distretti produttivi e contribuiscono a ridurre i costi complessivi per le imprese; infine, le imprese competono sul piano tecnologico, dell'efficienza e della gestione all'interno di un mercato pienamente concorrenziale. Grazie al duro lavoro, alla diligenza e alla costante ricerca dell'eccellenza da parte del popolo cinese, è emersa una schiera di aziende leader a livello mondiale, tra cui BYD, CATL e LONGi, che hanno saputo costruire un vantaggio competitivo esteso all'intera filiera industriale: dalle materie prime e dai componenti strategici, fino ai prodotti finiti.

La politica industriale non è un dominio esclusivo della Cina. La politica industriale cinese si distingue semplicemente da quella delle nazioni occidentali sviluppate per l'approccio e le priorità adottate. Gli Stati Uniti sostengono da tempo i propri settori ad alta tecnologia, tra cui i semiconduttori, l'intelligenza artificiale e i biofarmaci, attraverso finanziamenti iniziali (seed funding) erogati dal Dipartimento della Difesa, crediti d'imposta e commesse pubbliche, svolgendo un ruolo determinante nel consolidare la propria posizione di leadership globale nell'ambito della scienza e della tecnologia innovative. Analogamente, l'Unione Europea ha varato una serie di programmi di sovvenzione industriale "verde" volti a promuovere lo sviluppo del proprio settore delle nuove energie.

La differenza sta nel fatto che le politiche industriali occidentali tendono a essere altamente incoerenti: l'alternanza dei partiti al potere porta a politiche industriali che cambiano dall'oggi al domani. La forza maggiore della politica industriale cinese, al contrario, risiede nella sua stabilità, nella sua continuità e in un impegno costante e protratto nel lungo periodo. Una volta individuata una direzione, essa viene perseguita con risolutezza, senza tentennamenti né esitazioni. È questo approccio che ha consentito alle industrie di completare il processo di accumulazione tecnologica, di espansione su scala e di riduzione dei costi, forgiando in definitiva una competitività leader a livello globale. David Kirsch, professore dell'Università del Maryland, ha riconosciuto che, ripercorrendo la storia dello sviluppo dal 1969 a oggi, l'incoerenza della politica statunitense appare sbalorditiva, mentre la Cina ha nettamente superato gli Stati Uniti proprio grazie alla coerenza e alla stabilità della propria politica.

Da una prospettiva internazionale, la capacità di produzione di energia verde non è in eccesso, bensì gravemente insufficiente. Secondo i calcoli dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, la domanda globale di veicoli elettrici raggiungerà i 45 milioni di unità entro il 2030, una cifra più che raddoppiata rispetto al dato del 2025. Il cambiamento climatico è una sfida globale. A coloro che nutrono secondi fini, vogliamo dire questo: piuttosto che combattere una guerra commerciale da cui nessuno esce vincitore, sarebbe di gran lunga preferibile unire le forze con i Paesi di tutto il mondo e promuovere collettivamente il progresso tecnologico in un contesto di mercato caratterizzato da una concorrenza leale; in tal modo, i cittadini di un numero sempre maggiore di Paesi e regioni potranno beneficiare dei vantaggi ecologici, pratici ed economici offerti dai prodotti basati sulle nuove energie. Questa è la strada giusta verso lo sviluppo sostenibile.

(Web editor: Wu Shimin, Renato Lu)

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