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Partiti d'opposizione e cittadini in Giappone manifestano contro la decisione del governo di allentare le regole sull'esportazione di armi

Persone partecipano a una protesta fuori dalla stazione di Ikebukuro a Tokyo, in Giappone. (5 aprile 2026 - Xinhua/Li Ziyue)
La sera di domenica 5 aprile, esponenti di diversi partiti di opposizione giapponesi si sono uniti a migliaia di cittadini all'esterno dell'affollata stazione di Ikebukuro, a Tokyo, per protestare contro la pericolosa iniziativa del governo volta ad allentare le restrizioni sull'esportazione di armi e a promuovere una massiccia espansione militare, esprimendo preoccupazione per il futuro del Paese.
Secondo gli organizzatori, alla manifestazione hanno preso parte oltre 6.000 persone. I dimostranti brandivano cartelli con le scritte "La forza militare non può portare la pace" e "Takaichi, dimettiti", intonando slogan come "Opposizione alla guerra" e "Difendiamo la pace", in segno di opposizione a quello che hanno definito un cambiamento nella politica di sicurezza del governo.
I media giapponesi hanno precedentemente riferito che il governo Takaichi ha in programma di rivedere, entro il mese corrente, le linee guida attuative relative ai "tre principi sul trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie di difesa", al fine di allentare le restrizioni sull'esportazione di armi all'estero.

Persone partecipano a una protesta fuori dalla stazione di Ikebukuro a Tokyo, in Giappone. (5 aprile 2026 - Xinhua/Li Ziyue)
I politici dell'opposizione intervenuti al comizio hanno affermato che l'esportazione di armi da parte del Giappone potrebbe alimentare conflitti internazionali e contravviene ai principi pacifisti sanciti dalla Costituzione del Paese. Hanno avvertito che una serie di politiche promosse dal governo, tra cui un incessante potenziamento militare, una proposta di legge anti-spionaggio e i piani per l'istituzione di un'agenzia nazionale di intelligence, potrebbe condurre il Giappone su un percorso pericoloso, orientato alla preparazione bellica.
Tomoko Tamura, presidente del Partito Comunista Giapponese, ha dichiarato a Xinhua in un'intervista che la Costituzione del Giappone proibisce esplicitamente al Paese di dichiarare guerra, di risolvere le controversie internazionali con la forza o di contribuire a conflitti internazionali.
"Che si tratti dell'esportazione di armi o del possesso di missili in grado di colpire altri Paesi, tali iniziative devono essere fermamente contrastate. Dobbiamo bloccare ogni tentativo di trasformare il Giappone in una 'nazione belligerante'", ha affermato.
Tetsu Tatara, rappresentante degli organizzatori del comizio, ha riferito a Xinhua che la spinta dell'amministrazione Takaichi verso un'espansione militare su larga scala e l'esportazione di armi si pone "in contrasto con la volontà popolare".

Persone partecipano a una protesta fuori dalla stazione di Ikebukuro a Tokyo, in Giappone. (5 aprile 2026 - Xinhua/Li Ziyue)
Ha affermato che le iniziative del governo volte a potenziare le capacità militari e a dispiegare missili, invocando come pretesto la cosiddetta "minaccia cinese", hanno suscitato diffusa preoccupazione in Giappone, spingendo un numero crescente di cittadini a manifestare la propria opposizione.
Marin Toyosu, una delle manifestanti presenti al raduno, ha dichiarato all'agenzia Xinhua che le armi sono, per loro stessa natura, strumenti di distruzione, strumenti che potrebbero scatenare ritorsioni, innalzare il livello di tensione e rischiare di innescare cicli interminabili di guerre, con conseguenze destinate a propagarsi ben oltre i confini del Giappone.
"In quanto cittadina giapponese, non posso assolutamente accettare tutto ciò", ha affermato.
people.cn © People's Daily Online



