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La Cina punta a una maggiore tutela dei consumatori attraverso una normativa sui trademark più rigorosa
Martedì 23 giugno è stata presentata una bozza di emendamento alla legge sui trademark della Cina alla sessione in corso del Comitato Permanente dell'Assemblea Popolare Nazionale, massimo organo legislativo del Paese, per la seconda lettura; il testo prevede misure rafforzate per contrastare le pratiche ingannevoli legate ai trademark e tutelare meglio i diritti dei consumatori.
La revisione mira a colpire i cosiddetti "marchi ingannevoli", progettati per richiamare ingredienti del prodotto o processi produttivi, inducendo in errore i consumatori e alterando il regolare ordine amministrativo in materia di trademark.
Secondo l'emendamento proposto, l'uso di un marchio registrato in modo tale da trarre in inganno il pubblico potrebbe comportare sanzioni fino a cinque volte il fatturato dell'attività illecita, qualora tale importo superi i 50.000 yuan (circa 7.342 dollari), oppure fino a 250.000 yuan se il fatturato è inferiore a tale soglia.
"Ciò rafforza l'orientamento verso la tutela dei consumatori", ha affermato Ma Yide, preside della Scuola di Proprietà Intellettuale dell'Università dell'Accademia Cinese delle Scienze, auspicando l'adozione di meccanismi di supporto per migliorare l'educazione e la consapevolezza dei consumatori.
La bozza mira inoltre a contrastare le pratiche scorrette delle agenzie di trademark, tra cui le registrazioni in malafede e l'accaparramento di marchi a scopo di rivendita.
Il testo impone alle agenzie di trademark e ai relativi professionisti di registrare i propri dati presso l'autorità competente per i marchi alle dipendenze del Consiglio di Stato; secondo gli esperti, tale misura segnala un rafforzamento della vigilanza.
"La difficoltà nel regolamentare il mercato delle agenzie di trademark risiede nella qualità disomogenea dei professionisti e nell'inadeguata autoregolamentazione del settore", ha affermato Guan Yuying, ricercatrice presso l'Istituto di Diritto dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali. "Questa revisione invia un segnale chiaro di una regolamentazione più rigorosa", ha osservato Guan.
In risposta all'ascesa dell'economia digitale, la bozza stabilisce esplicitamente che l'uso di trademark comprende l'utilizzo tramite Internet e altre reti informatiche.
Gli esperti sottolineano che le piattaforme online, i social media e persino gli spazi virtuali come il metaverso sono diventati ambiti fondamentali per la promozione dei prodotti e per i processi decisionali dei consumatori; la revisione rappresenta dunque una risposta tempestiva a tali evoluzioni commerciali.
Al fine di rendere più rigoroso l'accesso alla registrazione dei marchi, la bozza introduce disposizioni più dettagliate sui simboli che non possono essere registrati o utilizzati come trademark.
Il testo chiarisce che gli emblemi dei parchi nazionali, i simboli olimpici e altri segni distintivi speciali saranno disciplinati dalla legge sui trademark e dalle relative normative e regolamenti.
La bozza rafforza inoltre la tutela dei diritti delle aziende cinesi all'estero. Stabilisce che chiunque ricorra a mezzi fraudolenti o impropri per gestire la registrazione di marchi all'estero per conto di clienti nazionali, ledendo gli interessi di tali clienti o quelli nazionali e pubblici, sarà sanzionato a norma di legge.
Una regolamentazione più rigorosa del fenomeno dell'appropriazione indebita di trademark all'estero contribuirà a salvaguardare i legittimi interessi internazionali delle imprese cinesi e a favorire un contesto commerciale caratterizzato da uno sviluppo coordinato tra mercato interno e internazionale, ha affermato Guan.
Lo scorso anno nella Cina continentale sono stati registrati oltre 4,2 milioni di marchi, mentre il numero complessivo di marchi effettivamente registrati ha superato quota 49,87 milioni entro il 2025.

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