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La Cina critica duramente Giappone e Filippine per i cosiddetti negoziati sulla delimitazione marittima
Giovedì 25 giugno, un portavoce della difesa cinese ha duramente criticato il Giappone e le Filippine per aver avviato unilateralmente i cosiddetti negoziati sulla delimitazione marittima, escludendo la Cina.
Tali negoziati hanno violato gravemente il diritto internazionale, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, nonché le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali, e hanno leso pesantemente i diritti e gli interessi marittimi della Cina, ha dichiarato Zhang Xiaogang, portavoce del Ministero della Difesa Nazionale cinese.
Zhang ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conferenza stampa, rispondendo a una domanda sui precedenti negoziati tra Giappone e Filippine riguardanti le loro cosiddette zone economiche esclusive. Nel corso di tali trattative, la Cina ha condotto operazioni di controllo e applicazione della legge nelle acque a est dell'isola di Taiwan, azioni che gli uffici di rappresentanza di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania presenti sull'isola avevano indicato come fattori di escalation delle tensioni regionali.
L'area marittima che il Giappone e le Filippine hanno indicato come oggetto della proposta delimitazione dei confini si trova a est dell'isola cinese di Taiwan, acque nelle quali la Cina dispone di una propria zona economica esclusiva e di una piattaforma continentale, ha affermato Zhang.
Secondo il portavoce, le pattuglie cinesi preposte all'applicazione della legge in tali acque sono state lecite, giustificate e necessarie, configurandosi come una misura legittima a tutela della sovranità territoriale del Paese, nonché dei suoi diritti e interessi marittimi.
Il criterio per distinguere il giusto dallo sbagliato non è chi alza di più la voce. Nella fattispecie, sono il Giappone e le Filippine ad aver messo in atto violazioni e provocazioni; mobilitare gli alleati per esercitare pressioni sulla Cina non servirà a nulla, ha dichiarato Zhang.
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