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Nuove prove fanno luce sull'utilizzo di armi biochimiche da parte dell'esercito giapponese
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| Le prove recentemente pubblicate. (He Shan/Xinhua) |
La Sala Espositiva delle Prove dei Crimini Commessi dall'Unità 731 dell'Esercito Imperiale Giapponese di Harbin, nella provincia dello Heilongjiang, ha reso pubbliche nuove prove che documentano le atrocità commesse durante l'Aggressione Giapponese contro la Cina (1931-45).
Si tratta di schede di registrazione relative al Dipartimento chimico dell'Armata del Kwantung dell'Esercito Imperiale Giapponese.
Istituito nel 1939 a Qiqihar (nella provincia dello Heilongjiang), tale dipartimento, noto anche come Unità 516, era principalmente responsabile delle attività di ricerca e impiego di armi chimiche da parte dell'esercito giapponese in Cina.
Dedicato allo sviluppo di agenti nervini, vescicanti, soffocanti e irritanti, costituiva una delle unità chiave del Giappone per la guerra chimica.
Il documento appena reso pubblico consiste in una scheda standardizzata compilata dagli ex membri dell'Unità 516 al loro rientro in Giappone dopo la guerra. Si tratta, pertanto, di un importante documento militare ufficiale.
Il documento fu trasferito agli Archivi Nazionali del Giappone nel 2000 ed fu progressivamente declassificato.
Nel corso di una missione in Giappone nel 2023 volta alla raccolta di prove, i ricercatori della sala espositiva hanno ottenuto il documento dopo lunghe ricerche, comunicazioni e trattative. A seguito di un lavoro sistematico di confronto e analisi, il contenuto è stato reso pubblico.
Il documento contiene 148 pagine con informazioni su 108 individui, tra cui funzionari civili nominati e affiliati alle forze armate, dipendenti affiliati alle forze armate, sottufficiali tecnici dell'esercito, personale di servizio affiliato alle forze armate, tenenti medici dell'esercito, caporali veterinari, artiglieri e tecnici chimici.
"Si tratta di un documento standardizzato utilizzato dal governo giapponese per registrare la smobilitazione dei soldati nipponici al termine del conflitto", ha dichiarato Jin Shicheng, direttore del dipartimento di educazione e divulgazione della sala espositiva.
"Include informazioni quali nomi, luoghi di origine, informazioni familiari, corpi militari di appartenenza, date e luoghi di sbarco, gradi, unità prebelliche, date e luoghi del disarmo ed esperienze del dopoguerra."
"Al momento della sua costituzione iniziale, l'Unità 516 contava 250 effettivi", ha affermato Jin. "In seguito al ritrovamento e alla pubblicazione, nel 2022, di un elenco del personale dell'Unità 516, è stato confermato che l'unità contava 414 membri".
"Il documento appena reso pubblico riporta 108 nominativi. Dopo un'attività sistematica di classificazione e verifica, sono stati individuati 17 fascicoli duplicati, portando così a 505 il numero complessivo noto di membri dell'Unità 516", ha dichiarato.
"A causa dei frequenti trasferimenti, distacchi e incarichi temporanei avvenuti durante la guerra, tale cifra non rappresenta il numero totale di individui che prestarono servizio nell'Unità 516", ha aggiunto Jin. "Sono necessarie ulteriori fonti storiche per completare il quadro".
Ricerche precedenti, basate sulle confessioni di criminali di guerra giapponesi condannati, avevano già confermato che l'Unità 516 collaborava con l'Unità 731 e l'Unità 100 alla conduzione di esperimenti con gas tossici.
"Nel documento appena pubblicato, le informazioni relative all'ex membro Hiroshi Kusunoki evidenziano chiaramente la sua partecipazione a un corso di formazione veterinaria presso il dipartimento didattico dell'Unità 100 mentre era in servizio nell'Unità 516; ciò dimostra ulteriormente la stretta collaborazione tra l'Unità 516 e l'Unità 100", ha osservato Jin.
"Insieme alle ricerche precedenti, i documenti confermano che le Unità 731, 516 e 100 costituivano un sistema di guerra biochimica che coinvolgeva esseri umani, animali e ambiente attraverso lo scambio di personale e la condivisione di tecnologie."
Jin ha affermato che il documento fornisce prove fondamentali per una comprensione più approfondita della portata, della struttura organizzativa, dei crimini coordinati, dei trasferimenti di personale e delle vicende del dopoguerra dell'Unità 516.
"Ciò conferma ulteriormente che i crimini di guerra chimica commessi dal Giappone furono crimini organizzati su vasta scala, perpetrati attraverso un sistema gerarchico di tipo 'top-down'", ha dichiarato.
people.cn © People's Daily Online




