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Le relazioni economico-commerciali Cina-UE possono raggiungere un equilibrio dinamico nello sviluppo
La Cina non è la fonte delle sfide che l'UE deve affrontare, bensì un partner con cui risolverle congiuntamente; approfondire la cooperazione e avviare consultazioni su un piano di parità rappresenta la via fondamentale per superare le divergenze e stabilizzare gli scambi commerciali tra Cina e UE.
Si è recentemente tenuta a Bruxelles la riunione inaugurale del meccanismo di consultazione Cina-UE su commercio e investimenti, conclusasi con una dichiarazione congiunta che definisce un nuovo posizionamento per le due parti: quello di partner commerciali chiave, stabili ed equilibrati. Il meccanismo poggia su quattro pilastri fondamentali — equilibrio negli scambi e negli investimenti, controlli sulle esportazioni, diritti di proprietà intellettuale e riforma dell'OMC — e prevede un canale per il monitoraggio congiunto dei dati commerciali, segnando una transizione verso un approccio più istituzionalizzato e normalizzato alla gestione delle divergenze economiche e commerciali tra Cina e UE. Il quotidiano tedesco Handelsblatt ha osservato che tale meccanismo crea un cuscinetto per i negoziati, contribuendo a prevenire una spirale di misure protezionistiche da entrambe le parti.
Recentemente nell'UE si è assistito a una crescente ondata di protezionismo. Alcuni esponenti politici stanno alimentando affermazioni infondate come "squilibri commerciali tra Cina e UE" e "sovraccapacità", costruendo narrazioni negative e introducendo diverse restrizioni commerciali che ostacolano i normali scambi economici e commerciali. Tale tendenza deriva in parte da una percezione distorta del commercio bilaterale da parte dell'UE e, al contempo, mette a nudo l'incapacità dell'Unione di risolvere le proprie sfide strutturali di lunga data.
Le accuse di cosiddetta "sovraccapacità" si concentrano esclusivamente sul deficit commerciale delle merci, ignorando deliberatamente i dati relativi al commercio di servizi. Nel 2025, l'UE ha registrato un surplus di 48,3 miliardi di dollari nel commercio di servizi con la Cina; considerando congiuntamente il commercio di merci e servizi, il divario commerciale complessivo si riduce in modo significativo. La causa profonda delle pressioni che gravano sulle industrie europee risiede nelle loro stesse debolezze strutturali: costi energetici persistentemente elevati, politiche industriali incoerenti e scarsa spinta innovativa. Affidarsi a barriere tariffarie per sottrarsi alla concorrenza di mercato affronta solo i sintomi anziché le cause profonde; tale approccio aggrava le carenze strutturali e danneggia sia gli interessi dei consumatori europei sia il potenziale di sviluppo a lungo termine della regione.
Il modello commerciale tra Cina ed Europa è il risultato di scelte dettate dalle dinamiche di mercato e compiute dalle imprese. Nel maggio di quest'anno, le vendite di veicoli a marchio cinese in Europa hanno raggiunto le 138.400 unità, segnando un incremento del 65% su base annua. Tale risposta del mercato riflette la crescente solidità del settore industriale della Cina e smentisce le accuse di concorrenza sleale. Anche gli operatori del settore europeo riconoscono che il protezionismo commerciale non è in grado di rafforzare le industrie locali, finendo anzi per rallentare il ritmo della trasformazione industriale.
La Cina e l'UE sono i secondi partner commerciali l'una dell'altra. Nel 2025 gli scambi bilaterali di beni hanno raggiunto gli 828,1 miliardi di dollari, mentre gli investimenti reciproci hanno superato i 280 miliardi di dollari. Le loro filiere industriali in settori come quello automobilistico, delle nuove energie, farmaceutico e meccanico sono profondamente integrate, creando interessi strettamente interconnessi. Jens Eskelund, Presidente della Camera di commercio dell'Unione Europea in Cina, ha affermato che la Cina non è solo un mercato redditizio per le imprese europee, ma anche un anello cruciale della filiera di approvvigionamento globale; il rafforzamento della competitività delle aziende europee dipende dalla divisione internazionale del lavoro e dalla cooperazione; una rottura artificiale delle filiere di approvvigionamento porterebbe a una situazione in cui entrambe le parti ne uscirebbero sconfitte. La Cina resta impegnata a risolvere le divergenze attraverso il dialogo, tutelando al contempo con fermezza i propri legittimi diritti e interessi commerciali; l'essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e UE risiede nella complementarità dei punti di forza e nel vantaggio reciproco, rendendo pienamente possibile raggiungere un equilibrio dinamico nel contesto di uno sviluppo continuo.
Insieme, Cina ed Europa rappresentano oltre un terzo dell'economia globale e quasi un quarto del commercio mondiale; la stabilità delle loro relazioni economiche e commerciali è fondamentale per l'economia globale. Il servizio ferroviario merci Cina-Europa ha effettuato oltre 130.000 viaggi, trasportando merci per un valore superiore a 520 miliardi di dollari; ciò ha contribuito a stabilizzare le filiere di approvvigionamento tra Asia ed Europa e a portare benefici ai Paesi situati lungo le tratte. In una fase in cui il protezionismo unilaterale sta destabilizzando le regole del commercio globale e si avverte l'urgente necessità di una riforma dell'OMC, Cina ed Europa dispongono di ampi margini di cooperazione in ambiti quali la governance climatica, il commercio digitale e lo sviluppo globale.
Il meccanismo di consultazione è ormai ufficialmente operativo; per il futuro, la chiave risiede nella volontà di entrambe le parti di venirsi incontro. In qualità di partner strategici globali, Cina e UE promuovono la loro cooperazione economica e commerciale sulla base dei principi di rispetto reciproco, uguaglianza e mutuo vantaggio. Ciò non solo va a beneficio delle imprese e delle popolazioni di entrambe le regioni, ma sostiene anche il sistema commerciale multilaterale, conferendo nuovo slancio alla stabilità e alla prosperità dell'economia globale.
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