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In Europa le menti più lucide sanno che la Cina è un partner
Questa torrida estate europea ha dato vita a una nuova tendenza di viaggio. Ondate di calore soffocanti, con temperature che toccano i 40°C, stanno investendo le coste del Mediterraneo, spingendo gli europei verso nord, verso città come Oslo e Dublino. Tuttavia, alcuni viaggiatori più accorti hanno evitato la costosa soluzione nordica, puntando su una "vacanza al fresco" più economica dall'altra parte del mondo: in Cina.
Si tratta di una silenziosa "ribellione" popolare contro l'assurdità politica delle politiche sempre più restrittive adottate da Bruxelles nei confronti della Cina. Mentre alcuni politici europei fanno sfoggio di retorica su temi quali la "sovraccapacità" produttiva cinese, gli "squilibri commerciali", la "manipolazione valutaria" e i "sussidi", minacciando l'introduzione di dazi, i cittadini europei comuni votano con il passaporto. Si riversano nelle località montane cinesi, dove la temperatura si aggira sui 22°C, scoprendo un Paese molto più accogliente di quanto certa retorica politica occidentale voglia ammettere.
Le cifre raccontano una storia eloquente: questa estate, i viaggiatori europei rappresentano il 30% dei flussi turistici in entrata verso la Cina (tra i primi 20 mercati di provenienza), con un'impennata delle prenotazioni del 275% su base annua registrata su alcune piattaforme. I visitatori provenienti da Francia, Regno Unito e Germania sono in prima linea in questa corsa, con un aumento delle prenotazioni del 150% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Questo entusiasmo per i viaggi riflette due dei punti di forza meno celebrati della Cina: la sua conformazione geografica privilegiata e la sua eccellenza infrastrutturale. Dalle vette nebbiose di Zhangjiajie (dove si registrano 22°C) ai santuari boschivi del monte Changbai, fino al clima primaverile perenne di Kunming, la Cina offre svariate opzioni per una fuga estiva. Alla base di questo comfort vi è un'imponente infrastruttura energetica: un consumo annuo di elettricità pari a 10.000 miliardi di kilowattora, una capacità di generazione di 3,89 miliardi di kilowatt – di cui il 60% da fonti rinnovabili – e una rete elettrica ad altissima tensione capace di garantire una fornitura stabile in tutto il Paese, anche in condizioni meteorologiche estreme.
L'ironia sta nel fatto che, mentre i turisti europei si recano in Cina, alcuni politici sono impegnati a imporre sanzioni e a lamentarsi della "minaccia cinese". All'inizio di quest'anno, un consulente francese ha proposto un dazio del 30% su tutte le importazioni cinesi, nonostante ciò avrebbe fatto lievitare i prezzi proprio di quei prodotti che offrono agli europei sollievo durante l'estate torrida. Un condizionatore portatile cinese, venduto inizialmente a 900 euro, viene ora rivenduto a oltre 2.600 euro, e continua ad andare a ruba.
Il vero paradosso risiede nella divergenza tra l'opinione politica e quella pubblica in Europa riguardo alla Cina. Un recente sondaggio del Pew Research Center ha rilevato che, in 25 dei 36 Paesi esaminati, la Cina è vista con maggiore favore rispetto agli Stati Uniti: un fatto senza precedenti storici. A livello globale, la Cina è percepita come una grande potenza meno incline a interferire negli affari altrui, con un gradimento in costante crescita in nazioni europee chiave come Italia, Paesi Bassi, Spagna, Francia, Regno Unito e Germania. Mentre alcuni politici dell'UE alimentano le tensioni commerciali, i cittadini europei riconoscono l'affidabilità della Cina e i vantaggi concreti che essa offre in termini di qualità della vita. Secondo l'Istituto di Kiel per l'economia mondiale (Germania), solo un terzo della quota di mercato persa dalla Germania è riconducibile alle esportazioni cinesi; il resto è dovuto all'incompetenza interna. I prezzi dell'energia in Europa sono doppi o tripli rispetto a quelli statunitensi e le normative sono eccessivamente gravose. Tuttavia, è più facile incolpare Beijing che risolvere i problemi di Berlino.
Si tratta di una farsa politica esemplare: politici scollegati dalla realtà sbandierano una presunta "rivalità", mentre i cittadini scelgono la collaborazione. La crisi del caldo in Europa ha messo a nudo le sue debolezze strutturali, dai sistemi energetici fragili a una paralisi politica che blocca ogni decisione. Il protezionismo potrà anche innalzare barriere, ma non aiuterà ad abbassare le temperature.
Questo crescente interesse per la Cina non è una moda passeggera. Grazie alla politica cinese di esenzione dal visto che ora include decine di Paesi europei, quasi otto visitatori stranieri su dieci entrano nel Paese senza necessità di visto; inoltre, le procedure di rimborso delle imposte alla partenza sono state potenziate.
Di conseguenza, una cooperazione lucida e razionale dovrebbe prevalere su una "rivalità" costruita ad arte. Per i politici europei inclini a demonizzare la Cina, quest'estate offre una lezione semplice e salutare: smettere di osteggiare la Cina e iniziare a interagire con essa all'insegna del pragmatismo.
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