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La sanzione antitrust contro il colosso dei viaggi sottolinea la spinta della Cina verso un'economia delle piattaforme più sana
L'azione antitrust intrapresa sabato 25 luglio dalla Cina contro Trip.com Group, importante fornitore di servizi di viaggio online, sottolinea l'impegno del Paese nel promuovere un'economia delle piattaforme più equa e orientata all'innovazione, chiarendo che la posizione dominante sul mercato e i vantaggi tecnologici non devono essere sfruttati per ostacolare la concorrenza.
L'Amministrazione Statale per la Regolamentazione del mercato ha annunciato sabato di aver imposto sanzioni amministrative a Trip.com Group, gestore della piattaforma di viaggi Ctrip, per abuso di posizione dominante in violazione della normativa antimonopolio nazionale.
All'azienda è stato ordinato di versare 1,658 miliardi di yuan (circa 244 milioni di dollari) a titolo di restituzione dei proventi illeciti e di pagare una multa di 3,521 miliardi di yuan, portando la sanzione complessiva a 5,179 miliardi di yuan.
L'autorità di regolamentazione ha inoltre imposto al gruppo di restituire 122 milioni di yuan relativi a fondi di riserva per le prenotazioni alberghiere, trattenuti forzatamente agli albergatori, nonché di adottare misure correttive complete e di rendere pubbliche le azioni intraprese per porre rimedio alla situazione.
Questo caso rappresenta la prima azione antitrust in Cina nel settore dei viaggi online e la prima a colpire nuove forme di condotta monopolistica rese possibili dalle tecnologie digitali, a dimostrazione dell'impegno del Paese a rafforzare la vigilanza antitrust nell'economia delle piattaforme.
Secondo l'autorità di regolamentazione, nel 2025 sono pervenute numerose segnalazioni secondo cui Trip.com avrebbe costretto gli hotel ad accettare condizioni contrattuali inique e utilizzato strumenti tecnologici per influenzare le tariffe alberghiere, compromettendo così la leale concorrenza di mercato e comprimendo la redditività delle strutture ricettive.
L'autorità ha avviato un'indagine nel gennaio 2026, accertando che Trip.com aveva abusato della propria posizione dominante nel mercato cinese delle piattaforme di prenotazione alberghiera online; la società si è avvalsa del meccanismo di distribuzione del traffico, delle regole della piattaforma e di strumenti tecnici per imporre ad alcuni hotel la stipula di accordi di collaborazione in esclusiva e l'offerta del "prezzo più basso disponibile su Internet".
Tali pratiche hanno ostacolato la leale concorrenza, limitato la possibilità per gli hotel di operare su più piattaforme, violato la loro autonomia tariffaria, danneggiato gli interessi dei consumatori e frenato il sano sviluppo del settore, ha rilevato l'autorità.
In una dichiarazione rilasciata poco dopo l'irrogazione della sanzione, Trip.com ha affermato che avrebbe colto l'occasione per un'approfondita riflessione interna e per attuare riforme significative, abbandonando risolutamente forme involutive di concorrenza. Successivamente, l'azienda ha illustrato 19 misure correttive.
I dati dell'associazione di categoria del settore dell'ospitalità in famiglia nella provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, hanno mostrato che le commissioni delle piattaforme sono state unilateralmente aumentate dall'8-10% di alcuni anni fa al 12-18% attuale. Di conseguenza, alcuni gestori di queste strutture si sono trovati di fronte a un dilemma: rifiutare la collaborazione con le piattaforme e perdere l'accesso alla clientela o collaborare e operare in perdita.
Questo caso mette in luce la natura in evoluzione delle pratiche monopolistiche nell'economia delle piattaforme digitali. Piuttosto che affidarsi alle forme tradizionali di esclusione dal mercato, le piattaforme digitali dominanti possono sfruttare dati, algoritmi, meccanismi di allocazione del traffico e regole interne per rafforzare il proprio potere di mercato in modi meno visibili ma potenzialmente più dannosi, hanno spiegato gli esperti del settore.
La sentenza invia un messaggio chiaro: nessuna piattaforma è esente dalla regolare vigilanza antitrust, a prescindere dalle sue dimensioni o dalla posizione di mercato; inoltre, l'impiego di algoritmi o tecnologie digitali non deve proteggere le aziende dalla responsabilità legale qualora tali strumenti vengano utilizzati per distorcere la concorrenza, ha osservato Ning Lizhi, docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Wuhan, nella Cina centrale.
L'azione di controllo si inserisce inoltre nel più ampio quadro normativo cinese dedicato all'economia delle piattaforme. Negli ultimi anni, le autorità cinesi hanno gradualmente istituito un sistema di regolamentazione a ciclo completo, che prevede linee guida sulla conformità prima del verificarsi di violazioni, una vigilanza costante durante le attività operative e interventi coercitivi basati sulla legge contro le condotte illecite.
Il 15° Piano Quinquennale del Paese (2026-2030) auspica una regolamentazione solida dell'economia delle piattaforme per promuoverne uno sviluppo innovativo e sano, rafforzando al contempo la supervisione sull'uso di dati, algoritmi, traffico e regole interne da parte delle piattaforme stesse.
Definendo confini competitivi chiari, l'azione antitrust cinese mira a creare un contesto imprenditoriale più sano, in cui le piattaforme digitali competano puntando sull'innovazione anziché sull'esclusione dal mercato, favorendo così uno sviluppo dell'economia delle piattaforme che sia solido, duraturo e di alta qualità, hanno affermato gli esperti del settore.
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