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A 40 anni dall'addio al nucleare, l'Italia progetta il riavvio delle centrali
L'Italia ha un'elevata dipendenza dalle importazioni di energia elettrica, con costi persistentemente alti, mentre la domanda di autonomia energetica continua a crescere. Da quest'anno il governo Meloni ha avviato formalmente l'iter legislativo per il nucleare, con l'obiettivo di reinserire l'energia nucleare nel sistema di approvvigionamento energetico nazionale. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha reso noti i tempi previsti per la costruzione e l'entrata in funzione degli impianti.
"Adotteremo la tecnologia della fissione nucleare, con reattori avanzati di terza generazione. L'intero sistema nucleare richiederà dai sette ai dieci anni per essere completato e messo a regime, e si prevede che i primi reattori di nuova generazione entreranno in funzione tra il 2033 e il 2035", ha dichiarato il Ministro.
Secondo quanto spiegato, l'obiettivo principale del rilancio del nucleare è quello di liberarsi dalla dipendenza energetica dall'estero e colmare le carenze della produzione elettrica nazionale. Il Ministro Pichetto Fratin ha sottolineato che attualmente l'Italia non ha capacità produttiva nucleare interna, e il semplice ricorso a importazioni parziali di energia nucleare non è sufficiente a risolvere il problema degli alti costi dell'elettricità.
Il rilancio del nucleare evidenzia tuttavia in Italia un netto divario generazionale nell'opinione pubblica. Un sondaggio condotto lo scorso giugno ha mostrato che oltre il 50% degli italiani è favorevole alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, ma gli anziani mostrano una certa resistenza, mentre i giovani riconoscono maggiormente le basse emissioni di carbonio del nucleare e mostrano un atteggiamento positivo verso il suo rilancio.
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