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Sei dei principali contributori chiedono un taglio al bilancio dell'UE
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz è a capo di un gruppo di sei Paesi che minacciano di negare il proprio sostegno al prossimo bilancio settennale dell'Unione Europea se non verranno apportati tagli sostanziali; ciò mette in luce le divisioni interne al blocco dei 27 Stati membri riguardo alle priorità da perseguire.
La proposta di bilancio per il periodo 2028-2034, del valore di 2.000 miliardi di euro, richiede l'unanimità per essere approvata; tuttavia, il Financial Times ha preso visione di una lettera firmata da Merz e dai capi di governo di Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia, Paesi che nel loro complesso contribuiscono per quasi il 40% alle entrate del bilancio UE, in cui si richiedono modifiche.
La situazione è resa ancor più delicata dalla pressione per raggiungere un accordo sul bilancio prima del prossimo anno, quando si terranno le elezioni presidenziali in Francia e le elezioni politiche in Italia, Polonia e Spagna, appuntamenti elettorali che potrebbero avere un impatto significativo sull'orientamento politico, sia a livello nazionale che sovranazionale.
Merz ha dichiarato che un "bilancio da XX secolo" non è in grado di affrontare le sfide attuali; nella lettera si afferma inoltre che esso "deve essere riformato radicalmente. Dobbiamo fare delle scelte".
Si ritiene che la visione alternativa dei firmatari per il futuro finanziario dell'Europa preveda una riduzione della spesa destinata all'agricoltura e al sostegno delle regioni più povere del blocco, voci che assorbono gran parte delle risorse, a favore di un maggiore impegno su sfide quali la sicurezza e il commercio globale.
"I nostri sei Paesi da soli finanziano quasi il 40 per cento di tutti i contributi degli Stati membri", indica la lettera. "Sebbene i contributori netti costituiscano nel complesso una minoranza, essi si fanno carico di circa tre quarti dell'onere finanziario totale".
La spaccatura mette in luce le diverse priorità nazionali e spetta all'Irlanda, che detiene la presidenza di turno dell'UE, trovare un compromesso entro la metà del mese prossimo, il che rappresenterà una sfida enorme a causa delle profonde divergenze di opinione tra i Paesi.
La maggior parte degli Stati si oppone ai tagli alla spesa, in settori come l'agricoltura, sostenuti dalla Germania, ritenendo al contrario che gli stanziamenti vadano aumentati; una posizione che i firmatari della lettera hanno respinto definendola "semplicemente irrealistica". Alcune nazioni hanno proposto un maggiore ricorso all'indebitamento da parte dell'UE, un'ipotesi inaccettabile per la Germania e i suoi sostenitori. All'inizio del mese, Merz ha dichiarato che "un debito eccessivo minaccia la nostra sovranità e la nostra capacità di agire" e che i governi hanno il compito "indubbiamente doloroso" di stabilire delle priorità.
Nonostante il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa si sia mostrato pubblicamente ottimista sulla possibilità di trovare un'intesa, il sito Politico ha preso visione di comunicazioni diplomatiche tedesche secondo cui, durante i negoziati svoltisi a inizio mese, "non sono emersi potenziali margini di compromesso", descrivendo inoltre gli atteggiamenti di entrambe le parti in causa come "posizioni arroccate".
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