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Alleati europei resistono all'appello di Trump per una missione militare nello Stretto di Hormuz (2)
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| Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz parla durante una conferenza stampa estiva a Berlino, in Germania. (18 luglio 2025 - Xinhua/Li Hanlin) |
Lunedì 16 marzo, diverse nazioni europee e l'Unione Europea (UE) hanno espresso riluttanza o totale opposizione all'appello del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per una missione militare volta a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Sottolineando la necessità di soluzioni diplomatiche e mettendo in guardia contro un'ulteriore escalation regionale, i leader europei hanno evidenziato che il conflitto attuale non dovrebbe evolversi in una missione NATO né trascinare il continente in una guerra più ampia.
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso qualsiasi coinvolgimento militare nella protezione delle petroliere nello Stretto, sottolineando che la NATO è un'"alleanza difensiva" piuttosto che un'"alleanza d'intervento".
Merz ha affermato che la Germania non parteciperà a misure militari volte a garantire la libertà di navigazione finché il conflitto persisterà, aggiungendo che, finora, non è stato presentato alcun piano operativo concretamente attuabile per una tale operazione.
Ha fatto eco a Bruxelles l'Alta rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Kaja Kallas. Al termine di una riunione dei ministri degli Esteri dell'UE, Kallas ha dichiarato che l'UE non ha alcuna intenzione di estendere la sua attuale missione navale "Aspides" allo Stretto di Hormuz.
"Stiamo lavorando a soluzioni diplomatiche per lo Stretto di Hormuz", ha affermato, aggiungendo: "Questa non è la guerra dell'Europa".
Nell'Europa meridionale, il Ministro degli Esteri portoghese Paulo Rangel ha dichiarato che il Portogallo "non è e non sarà coinvolto in questo conflitto".
Rangel ha inoltre respinto le minacce provenienti dall'amministrazione Trump nei confronti dei membri della NATO non disposti a sostenere Washington, affermando che queste non meritano "assolutamente alcuna reazione".
Anche il Vicepremier e Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso dubbi, osservando che le missioni esistenti, come "Aspides" e "Atalanta", sono concepite principalmente per operazioni di scorta difensiva e antipirateria; ciò rende difficile la loro estensione allo Stretto di Hormuz, un'area ad alto rischio.
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che Londra sta lavorando con gli alleati a un "piano praticabile" per ripristinare la navigazione, ma ha chiarito che tale iniziativa "non sarà – né è mai stato previsto che fosse – una missione della NATO".
Questa posizione cauta emerge in un contesto di evidenti attriti con Washington. Trump ha recentemente criticato la Gran Bretagna in un'intervista al Financial Times, sostenendo che Londra "non voleva intervenire" quando le è stato chiesto aiuto inizialmente, e ha offerto l'invio di navi solo dopo che il "livello di pericolo" si era ridotto.
Nell'Europa settentrionale e orientale, la limitatezza delle risorse e le priorità strategiche hanno giocato un ruolo determinante nei rifiuti. La Ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha affermato che la Finlandia dispone di "risorse aggiuntive quasi inesistenti" e che lo stretto non costituisce una "priorità assoluta".
Analogamente, il Ministro della Difesa svedese Pål Jonson ha dichiarato che il focus strategico della Svezia rimane concentrato sulle aree settentrionali.
Il Ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha confermato che la Polonia "non ha in programma" di partecipare, mentre la Ministra degli Esteri ad interim della Bulgaria, Nadezhda Neynski, ha dichiarato che il suo Paese non possiede le capacità necessarie per una missione di questo tipo.
L'emittente pubblica olandese NOS ha riferito che il Primo Ministro olandese Rob Jetten ha confermato che i Paesi Bassi non stanno attualmente valutando l'ipotesi di partecipare.
"Al momento, qualsiasi missione nello Stretto di Hormuz richiederà un allentamento delle tensioni nella regione", ha dichiarato Jetten lunedì, durante la sua visita a Berlino.
Secondo gli analisti, le pressioni statunitensi potrebbero mirare a spingere gli alleati europei verso un maggiore coinvolgimento. Markku Kangaspuro, direttore della ricerca presso l'Istituto Aleksanteri dell'Università di Helsinki, ha sollevato dubbi sull'opportunità che i Paesi della NATO entrino in una guerra che "gli Stati Uniti e Israele hanno scatenato illegalmente".
Facendo notare che è la prima volta che Washington cerca di coinvolgere i Paesi della NATO nel conflitto con l'Iran, Kangaspuro ha affermato che ciò suggerisce come gli Stati Uniti abbiano avviato la guerra senza un'adeguata ponderazione. "Le ripercussioni non sono state valutate a sufficienza", ha detto.

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