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Rapporto mette in luce il ruolo della Cina nella governance globale della biodiversità marina
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| Coralli ripresi attraverso l'oblò del sommergibile per fondali marini con equipaggio Jiaolong. (15 ottobre 2026 - Xinhua/Li Xin) |
La Cina ha condiviso le proprie competenze e adottato misure concrete a sostegno della conservazione e dell'uso sostenibile della biodiversità marina, emerge da un rapporto pubblicato giovedì 5 novembre.
Secondo il documento redatto dal China Institute for Marine Affairs (ente facente capo al Ministero delle Risorse Naturali), il Paese, contribuendo a colmare le divergenze tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, ha favorito la conclusione di un accordo fondamentale nella governance globale degli oceani, ovvero l'Accordo ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare sulla Conservazione e l'Uso Sostenibile della Biodiversità Marina delle Aree Oltre la Giurisdizione Nazionale, entrato in vigore all'inizio di quest'anno.
Nella progettazione e nel perfezionamento delle relative disposizioni giuridiche, la Cina ha promosso un meccanismo di condivisione dei benefici che comprende vantaggi sia monetari che non monetari per salvaguardare i diritti e gli interessi legittimi dei Paesi in via di sviluppo, e ha sostenuto un approccio integrato alla conservazione della biodiversità e all'uso sostenibile delle risorse marine, indica il rapporto.
Infine, la Cina ha favorito una maggiore trasparenza procedurale, sostenendo un modello basato sulle esigenze specifiche dei singoli Paesi e promuovendo forme di cooperazione diversificate, al fine di rafforzare la capacità dei Paesi in via di sviluppo di attuare tali misure.
In qualità di uno dei primi firmatari e Parti contraenti dell'Accordo, la Cina ha adottato misure concrete per sostenerne un'attuazione piena ed efficace.
Il rapporto rileva che la Cina ha reso le proprie piattaforme di ricerca accessibili ai partner internazionali, condividendo con essi i risultati scientifici ottenuti nel corso di spedizioni condotte mediante sommergibili per fondali profondi, come il Jiaolong e il Fendouzhe, e navi da ricerca, tra cui la Shenhai Yihao.
Secondo il documento, la Cina ha conservato quasi 60.000 campioni di risorse microbiche marine, istituendo archivi e banche dati e offrendo servizi specializzati per facilitare l'accesso a tali campioni e informazioni.
Il rapporto evidenzia inoltre che la Cina ha fornito sostegno ai Paesi in via di sviluppo nelle procedure di valutazione dell'impatto ambientale. Ha stipulato accordi di cooperazione in ambito marino con oltre 50 Paesi e organizzazioni internazionali, ha contribuito a creare più di 40 centri e laboratori di ricerca marina e ha realizzato numerosi progetti di conservazione marina su piccola scala e ad alto impatto, rafforzando così le capacità legate agli oceani nel Sud globale.
Infine, candidandosi a ospitare il Segretariato dell'Accordo nella città costiera di Xiamen, nella provincia del Fujian (Cina orientale), il Paese si è assunto ulteriori responsabilità a livello internazionale, cercando di colmare la lacuna rappresentata dall'assenza, in Asia, di sedi di organismi delle Nazioni Unite dedicati alle questioni oceaniche.
people.cn © People's Daily Online




