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Escalation in Medio Oriente riaccende i timori sull'inflazione in Europa, prezzi dell'energia in impennata (4)
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| Sede del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a Washington, D.C., Stati Uniti. (8 luglio 2026 - Xinhua/Li Rui) |
Una nuova escalation in Medio Oriente ha provocato mercoledì 8 luglio un forte rialzo dei prezzi dell'energia e un calo dei mercati azionari europei, riaccendendo i timori che un nuovo shock sui prezzi di petrolio e gas possa compromettere il processo di disinflazione in Europa e gravare sulla sua fragile ripresa economica.
Mercoledì i futures sul greggio Brent sono balzati di circa il 7%, attestandosi intorno agli 80 dollari al barile, mentre gli investitori scontavano il rischio di ulteriori interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più importanti al mondo per il trasporto di energia. Anche i prezzi del gas naturale in Europa sono saliti: il benchmark olandese TTF è aumentato di oltre il 4%, raggiungendo i 48,47 euro per megawattora.
I mercati azionari europei hanno registrato un calo, poiché l'aumento dei costi energetici ha alimentato le aspettative di un'inflazione più persistente e di tassi di interesse destinati a rimanere elevati più a lungo. Il DAX tedesco e il CAC 40 francese hanno perso entrambi oltre il 2%, mentre anche il FTSE 100 britannico ha chiuso in ribasso.
La reazione del mercato è giunta sulla scia di nuovi attacchi militari statunitensi contro obiettivi iraniani e delle dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, secondo cui la tregua con l'Iran era ormai "finita". Questa recrudescenza delle tensioni ha ridimensionato l'ottimismo iniziale, che prevedeva un allentamento delle forniture energetiche grazie all'aumento delle quote di produzione dell'OPEC+ e all'incremento dell'output da parte dei produttori mediorientali.
In un'analisi pubblicata mercoledì, ING Think, la divisione di ricerca dell'istituto finanziario olandese ING, ha evidenziato come le notizie di attacchi a imbarcazioni nello Stretto di Hormuz (tra cui una nave per il trasporto di GNL e una petroliera) abbiano alimentato i timori di ulteriori interruzioni nelle spedizioni di energia.
L'analisi ha inoltre rilevato che l'intensificarsi degli attacchi con droni ucraini contro le raffinerie russe sta restringendo l'offerta sui mercati dei distillati medi, riducendo le esportazioni di diesel russo proprio mentre i mercati attendono ancora il ritorno alla normalità dei flussi di prodotti raffinati dal Medio Oriente.
La pressione si fa sentire anche sul mercato europeo del gas.
Jorge Leon, di Rystad Energy, ha affermato che, anche qualora le recenti tensioni non dovessero causare un'interruzione fisica duratura dei flussi energetici, l'incertezza sulla sicurezza della navigazione, i costi assicurativi, i possibili ritardi e il rischio di ulteriori ritorsioni potrebbero mantenere elevata la volatilità dei mercati delle materie prime nel breve termine.
Secondo ING, gli impianti di stoccaggio del gas in Europa risultavano riempiti per meno del 51%, a fronte di una media quinquennale del 66% per questo periodo dell'anno. Nel frattempo, le importazioni europee di gas naturale liquefatto sono diminuite poiché gli acquirenti asiatici si sono rivolti con maggiore decisione al mercato spot, a causa delle interruzioni delle forniture dal Medio Oriente; ciò ha alimentato le preoccupazioni circa la scarsità di approvvigionamento in vista della stagione invernale di riscaldamento.
Alcuni Paesi europei hanno già adottato misure per tutelare le forniture energetiche interne. Il governo serbo ha prorogato fino al 31 luglio le restrizioni temporanee all'esportazione di greggio e prodotti petroliferi, al fine di garantire la disponibilità interna di carburante in un contesto di persistente incertezza sui mercati energetici globali e di rischi per le filiere di approvvigionamento petrolifero internazionale.
Le turbolenze di mercato sono coincise con un avvertimento del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui un nuovo conflitto in Medio Oriente penalizzerebbe la crescita, aggraverebbe la carenza di forniture e accentuerebbe le pressioni inflazionistiche.
Nel suo ultimo aggiornamento del World Economic Outlook pubblicato mercoledì, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha affermato che i rischi per l'economia globale rimangono orientati al ribasso, avvertendo che ulteriori tensioni geopolitiche potrebbero riaccendere la volatilità dei prezzi delle materie prime, inasprire le condizioni finanziarie e aggravare l'insicurezza alimentare nei Paesi a basso reddito.
L'FMI prevede un rallentamento della crescita globale dal 3,5% del 2025 al 3,0% del 2026, seguito da una ripresa al 3,4% nel 2027. Ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni sull'inflazione globale complessiva, portandole al 4,7% nel 2026 (rispetto al 4,1% del 2025), per poi prevedere un calo al 3,9% nel 2027.
"Il rischio più immediato" per l'economia globale deriva dagli sviluppi in Medio Oriente, ha dichiarato l'FMI nel suo rapporto. "Una nuova escalation delle tensioni geopolitiche penalizzerebbe la crescita e accentuerebbe le pressioni inflazionistiche".
Secondo l'FMI, l'Europa è particolarmente esposta a causa della sua dipendenza dalle importazioni di energia e altre materie prime. L'aumento dei prezzi del petrolio e del gas incide sui costi dei trasporti, del riscaldamento, dell'elettricità e dell'industria, mentre le perturbazioni nei mercati dell'energia e dei fertilizzanti potrebbero far aumentare anche i prezzi dei prodotti alimentari.
Gli analisti hanno affermato che le recenti tensioni hanno posto l'Europa di fronte a un difficile compromesso in termini di politica economica. L'aumento dei prezzi dell'energia minaccia di incrementare l'inflazione e destabilizzare i mercati finanziari, mentre la debole crescita limita il margine di manovra delle banche centrali per aumentare i tassi in modo aggressivo. A meno che le tensioni non si allentino e i flussi energetici non si stabilizzino, la fragile ripresa europea potrebbe essere nuovamente messa alla prova da uno shock esterno dell'offerta.
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