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Come i BRICS stanno ridefinendo la posizione del Sud globale nel mondo
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| Una gru solleva un container presso la stazione di Port Reitz, sulla ferrovia a scartamento ordinario (SGR) Mombasa-Nairobi, a Mombasa, Kenya. (9 luglio 2026 - Xinhua/Xie Jianfei) |
Di Sithembiso Bhengu
L'ascesa del Sud globale sta ridisegnando l'architettura del potere mondiale. Ciò che nel 2006 era nato come un modesto raggruppamento di economie emergenti, con l'adesione ufficiale del Sudafrica nel 2011, è oggi un gruppo composto da undici membri distribuiti su quattro continenti, affiancato da una cerchia crescente di Paesi partner che partecipano attivamente alla cooperazione.
Questo crescente interesse è emblematico: per la prima volta a memoria d'uomo, molti dei Paesi che aspirano ad aderire non cercano l'ingresso in un club a guida occidentale, bensì in un'istituzione fondata esplicitamente sul principio che nessuna singola potenza debba dettare le condizioni dello sviluppo globale.
Per l'Africa, non si tratta di un fatto marginale. È, sotto molti aspetti, un ritorno a casa.
Sebbene il Sudafrica figurasse già tra i membri fondatori dei BRICS, il vertice del 2023 ha segnato un rafforzamento del ruolo del continente africano all'interno del gruppo. Con l'ingresso a pieno titolo di Egitto ed Etiopia accanto al Sudafrica, l'Africa occupa ora tre posti a un tavolo che rappresenta complessivamente quasi la metà della popolazione mondiale e una quota crescente della produzione globale.
È un fatto raro nell'ordine del secondo dopoguerra: disporre di un'istituzione in cui gli Stati africani non siano semplici firmatari ai margini di decisioni prese altrove, bensì co-artefici delle regole stesse.
Questa distinzione è importante perché risponde a una storica rivendicazione che ha condizionato lo sviluppo dell'Africa per oltre 70 anni. Le istituzioni di Bretton Woods, nate dagli accordi del dopoguerra, imponevano condizioni quali misure di austerità, liberalizzazioni e programmi di aggiustamento strutturale, intrappolando gran parte dell'Africa subsahariana in cicli di dipendenza dal debito ben oltre il conseguimento dell'indipendenza formale.
I BRICS, e la Nuova Banca di Sviluppo da essi istituita, propongono un modello diverso: un finanziamento allo sviluppo privo di vincoli ideologici e investimenti infrastrutturali che considerano la sovranità un presupposto fondamentale, anziché una merce di scambio.
Al di là di qualsiasi dibattito sull'evoluzione di questo raggruppamento, tale fonte alternativa di capitale ha offerto ai ministeri delle finanze africani una concreta seconda opzione per la prima volta dopo una generazione oltre a un potere negoziale nelle relazioni internazionali.
I dati lo confermano. Solo nella prima metà del 2025, gli investimenti della Belt and Road in Africa hanno raggiunto i 39 miliardi di dollari, rendendo il continente la principale destinazione mondiale per tali capitali: una cifra circa cinque volte superiore a quella ricevuta nello stesso periodo dell'anno precedente.
La ferrovia a scartamento standard del Kenya, i porti di Gibuti, lo sviluppo infrastrutturale dell'Etiopia e le zone economiche speciali della Nigeria non sono astrazioni. Sono la prova tangibile di un Sud globale che inizia a commerciare e a costruire secondo le proprie regole, lungo corridoi per i quali non ha dovuto chiedere permessi.
Sebbene permangano delle sfide, la traiettoria generale della cooperazione BRICS è chiara e di grande portata. Mentre i BRICS continuano a evolversi come piattaforma di cooperazione per il Sud globale e l'Unione Africana preme sia in sede BRICS che nel G20 per una riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la direzione di marcia appare sempre più evidente: gli Stati africani stanno passando da soggetti della governance globale a protagonisti della sua definizione.
Le vaste riserve di minerali critici del continente, la sua forza lavoro giovane e l'area di libero scambio continentale in rapida espansione conferiscono all'Africa un reale potere contrattuale in questa nuova architettura, un peso che raramente ha avuto in passato. La sfida ora consiste nel trasformare queste opportunità in maggiori margini di manovra per le politiche industriali, in trasferimento tecnologico, in creazione di valore aggiunto e in accordi di trasformazione in loco delle risorse, capaci di tradurre le materie prime in prosperità condivisa, anziché limitarsi a sostituire un insieme di condizioni esterne con un altro.
Sin dalla sua fondazione, il meccanismo di cooperazione BRICS si è affermato come un'importante piattaforma per il Sud globale. L'Africa, grazie al ruolo crescente che ricopre all'interno di tale meccanismo, sta contribuendo in misura sempre maggiore a questo impegno.
(Sithembiso Bhengu, direttore del Chris Hani Institute, un think tank con sede in Sudafrica. Fonte: Agenzia di stampa Xinhua)
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